Visualizzazione post con etichetta giuocone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giuocone. Mostra tutti i post

domenica 22 novembre 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n°5: Elisabetta Jankovic

Carissimi amici aficionados del bloggo, eccoci oggi a una nuova puntata del nostro giocone Voi, Milano e ciascuno di voi. Una puntata che si preannuncia particolarmente emozionante miei cari, scoppiettante direi, perché ospite del mio piccolo e umile bloggo stavolta è – ebbene sì – una vera vip. Dico sul serio eh. Non solo, come tutti i protagonisti delle puntate precedenti, una vip del mio cuore; nonnò, non solo. Proprio una vera very important person.
Signore e signori, ecco a voi… le cinque domande di Elisabetta Jankovic, architetto, professoressa di storia dell’arte, speaker e giornalista radiofonica, autrice di meraviglioserrimi libri per bimbi and much more, chi più ne ha più metta. Una donna colta, creativa, comunicativa, coinvolgente, appassionata, sensibile nonché una grande viaggiatrice. Una persona sempre pronta a sperimentare cose nuove, a misurarsi in frangenti diversi, con curiosità e pure – aggiungerei nel suo caso – un bel pizzico d’avventura. E poi, last but not least, anche una bella, bellissima gnoccolona donna, perché in tutto questo anche l’occhio, diciamocelo, vuole la sua parte.

Da dove incominciare per descrivere la sua vulcanica personalità? Davvero non saprei. Chi vi scrive ha avuto la gran fortuna di conoscerla a scuola, alle superiori: lei è stata la mia grandiosa prof di storia dell’arte, materia l'amore nei confronti della quale ha provveduto a consolidare, elargendo talvolta alla sottoscritta – perdonerete queste vanterie eheheh – 10+ (giuro!) nei compiti in classe! 10+ signoriddio! Insomma, un vero tesoro. Un’insegnante capace di uscire dal seminato angusto delle consuetudini scolastiche, per gettare qualche granello di imprevedibilità e di accesa passione nel lavoro e portarne un po’ anche in noi, valorizzando, come in questo caso, il nostro impegno e il nostro interesse… Quindi, l’aneddoto del 10+, più che parlavi di me, vi parla di lei, e della sua scherzosa originalità, merce assolutamente rara. Vederla arrivare in aula con i suoi capelli biondi luminosi, il suo sorriso contagioso e col malloppo di libri e quaderni tra le braccia mentre ci diceva ‘Ciao ragazze!’ era l’inizio di un’ora di belle cose, che scivolava via parlando di pittori, di artisti, di quadri. Ma come si faceva a non volerle bene? Che ricordi meravigliosi. E cazzperina, a fare un rapido calcolo son già passati dieci anni! [disse disperandosi per l’incipiente vecchiaia]

Poi che accadde? Che, semplicemente, come sovente succede, finito il tempo della scuola io persi le tracce di questa mia cara professoressa. Ma debbo dire che, benché ‘a distanza’, continuavo un po’ a seguirne le strepitose gesta: leggendo soprattutto i suoi libri per marmocchietti, delle vere meraviglie. Storie commuoventi, dense di significato ma così piene di leggerezza e poesia. Letture un po’ magiche, universi di carta capaci, anche presso i più cresciutelli (presente!), di far bene al cuore. Esattamente come lei. Esattamente come la mia grandissima e grintosissima prof Janko, che in parallelo continuava la sua attività di speaker in Radio Popolare e poi alla radio svizzera. Ebbene no miei cari, non sono le giornate della mia prof ad essere di cinquanta ore, è lei che è meravigliosamente multitasking, con l’aria che ha di eterna ragazzina. Piena d’entusiasmo puro e travolgente.

Eppoi è successo che… qualche mese fa, in un accesso di nostalgia per i bei tempi che furo, le ho scritto una letterina. E gliel’ho scritta a mano, recapitata alla scuola dove ancora insegna. Le ho scritto che mi mancava, che ogni tanto pensavo a lei e alla sua vulcanica personalità e che mi sarebbe piaciuto rivederla… Il pomeriggio stesso mi ha contattato per dirmi che la cosa l’aveva veramente commossa e che sì, potevamo assolutamente berci questo caffettino insieme… ed è stato per me semplicemente emozionante.
 Così ci siamo incontrate, nella cornice milanesissima dei fantastici giardini di Porta Venezia: e, santo cielo, è stato come rivederla l’ultimo mio giorno di scuola. È sempre la bella ragazza bionda con gli occhi chiari e dolci, con la quale abbiamo trascorso un’ora meravigliosa di aggiornamenti, risate e chiacchiere, prima di vederla rimontare in sella del suo scooter per le strade di Milano. Inutile dire che sembrava lei la ragazzina e io la vegliarda professoressa, gesù (ovviamente priva però della sua scienza docenziale).

Ed ecco che… potevo io non coinvolgere un’anima così sensibile, speciale e con così tante cose da raccontare, nella mia epopea bloggosa e, soprattutto nel mio diabolico giuoco delle cinque domande? Ovviamente non potevo esimermi! E ciò che mi ha veramente commosso è stato l’entusiasmo che lei ha immantinente dimostrato nel darmi le sue cinque risposte. Che ha dimostrato dunque sì nei confronti del gioco ma che, in buona sostanza, ha riservato a me, a questa sua ex alunnina un po’ stagionatella, una tra le centinaia di studenti a cui avrà raccontato, come lei sa fare, storie ed aneddoti del grande mondo dell’arte… Sostanzialmente eseguendo un compito che io, alunna, avevo assegnato a lei, prof, in un ribaltamento dei ruoli giocoso e divertente. Insomma, non vi dico l’emozione quando un giorno, aprendo la mail, ho trovato vergate le sue cinque domande. Che onore! E che emozione è stato leggerle, scoprendo dalle sue parole il suo amore per Milano, l’amore per il lato buono, bello e vero di questa città, che offre le sue bellezze migliori a chi la osserva, la vive e la respira col cuore aperto, come quello della mia ex prof… 

Per cui prof grazie di cuore per aver deciso di partecipare!
E voi miei cari amici, non siete assolutamente curiosi di conoscere le cinque risposte di Elisabetta?


No vabbè dai, ma chi è che non si scioglie di fronte a tutta questa dolcissima dolcezza della mia prof?

1.
Il luogo preferito
Amo i giardini di Porta Venezia, Giardini Montanelli. Mi piacciono perché li attraverso in bici ogni mattina andando al lavoro. Ci metto meno di tre minuti, ma sono tre minuti indispensabili perché sostituisco (sempre per tre minuti) il verde (o il rosso o il giallo o il bianco, a seconda delle stagioni) al grigio dei palazzi milanesi e dell'asfalto. I giardini Montanelli non sono “bosco”, non sono “parco”... sono proprio “giardino” e, anche se è pieno di gente, lo sento mio.

2.
Il luogo del cuore
Il mio luogo del cuore non c'è più... l'ha chiuso la polizia cinque anni fa perché non era conforme con le leggi della sicurezza. Si trattava della discoteca “Matisse”, in Piazza Carlo Erba. E con questa scelta confermo per chi non ne fosse convinto, che sono le persone che fanno i luoghi... sì perché il locale “Matisse” era veramente scrauso, cioè di certo a Milano e provincia ci saranno decine di locali più spaziosi, spettacolari, attrezzati, “performanti”. Il Matisse invece era sotterraneo, caldo, divanetti cheap e con giusto la palla stroboscopica e faretti. Però è lì che nel lontano 1999 ho presentato la seconda edizione dell'Extrafestival di Radio Popolare ed è soprattutto lì che ho conosciuto il barista che anni dopo è diventato mio marito. Ok, il matrimonio poi è naufragato, però è stato il grande grandissimo amore della mia vita. E ogni volta che passo da Piazza Carlo Erba lancio un'occhiata nostalgica alla saracinesca abbassata dell' ex Matisse e il cuore, incredibile dopo tutti questi anni, fa un tuffetto.

3.
Il pezzo da novanta
Il dito medio di Cattelan. Non lo porterei davanti a casa, ma me ne farei fare un modellino piccolino e lo metterei sulla scrivania per ricordarmi che posso sempre mandare a quel paese  chiunque, in qualsiasi momento, e per tutto il tempo che voglio! Comunque la scultura di Cattelan lì piazzata davanti alla Borsa, al tempio della finanza, la trovo semplicemente geniale... perché sottoscrivo al cento per cento ciò che scriveva Herman Hesse: “questo tempo della tecnica, del denaro, della guerra, dell'avidità, un tempo che pretende avere splendore e grandezza, ma che la parte migliore di me non può ne accettare, né amare, al massimo sopportare” .

4.
Il luogo più sbalorditivo
Il finto coro realizzato da Bramante in Santa Maria presso San Satiro. Mi sorprende sempre, mi permette di far sorprendere i miei studenti e di obbligarli ad ascoltare un'intera lezione sul Rinascimento a Milano (e tutto quello che ne è seguito)!

5.
L’itinerario che suggerisci
Vale se vi suggerisco un tour che parte da Milano e arriva a Sesto Calende? Mi viene in mente questo giro in bici perché è alla portata di tutti! Si parte dalla Darsena e si va verso il lago. Settanta chilometri circa di una pista ciclabile tutta sul piano!!! Fantastica! Poi si torna in treno: in un'ora sarete in Stazione Garibaldi.

***

Signori, ma allora, che dire? La Chiesa di Santa Maria presso San Satiro continua a fare strage di cuori e si riconferma la più nominata di questo giuocone, già citata dal mio babbo e da Pinco. Il ditone medio è una gagliardissima new entry nelle risposte, sebbene già affrontato qui nel mio pezzo su Piazza Affari… E adoro, adoro, adoro le motivazioni date dalla mia prof, cui mi allineo in pieno: l’odio dal cuore per la finanza e il capitale (che è del resto, il dark side di questa città) e anche l’atto, liberatorio, di poter mandare a quel paese chi ci ruba i giorni, gli anni, la pazienza e la felicità, in un sistema sempre meno umano, solidale e ospitale. Grande prof, questa è un’altra delle cose di te che suscita tutta la mia ammirazione, lo sai!
È molto intrigante anche il percorso di settanta chilometri in bici, che purtuttavia personalmente lascio ad altri ahah… Come si dice: largo ai giovani ehhh, ai miei trenta manca meno di un mese e i miei legamenti si avviano ad intraprendere un naturale processo di senectute… Forse giusto con un degrippante potrei pedalare per settanta chilometri, oppure mannò dai, perché provarci e uccidersi anzitempo in fondo. Anche se sono sicura che l'itinerario consigliato da Elisabetta sia bellissimo.

Che dire poi dei Giardini di Porta Venezia? La mia grandissima prof mi ricorda che ne dovrò parlare anch’io, prima o poi. Non ho occasione come lei di vederli tutti i giorni (e tanto meno attraversandoli in bici per i motivi di cui sopra!), ma sono un luogo al quale sono anch’io molto affezionata, con i suoi ippocastani e i sentierini sterrati, con la sua natura – come scrive la nostra Elisabetta – in mezzo alla città… E adesso, anche con qualche ricordo in più: i caffè bevuti con la mia prof sedute sulle lunghe e frequentatissime panche del Bar Bianco.

Ultima risposta: bè, per ultima non possiamo che lasciare il luogo del cuoricino di Elisabetta, come tutti i luoghi del cuore magari misconosciuto ai più ma così grondante di dolci ricordi, di esperienze di vita vissuta, di attimi speciali inanellati nel filo della nostra vita, a cui rimarremo sempre inevitabilmente legati, anche se sono passate delle stagioni, anche se alcune cose non sono più le stesse, anche se forse, crescendo, siamo cambiati noi… Ma certe cose, certe atmosfere, certi ricordi, certi luoghi, in tutte le loro irresistibili imperfezioni, rimangono scolpiti, incisi nel cuore, tanto da – anche se per un brevissimo istante di secondo – riuscire a tagliarci il respiro e farci balzare il cuore. È magia forse? No, è semplicemente la bellezza di Milano, e di certi suoi angoli divenuti per ciascuno di noi pezzo imprescindibile della nostra storia, quinta immancabile delle nostre vite e dei nostri momenti belli. La bellezza di Milano esperita e vissuta, come dicevo, col cuore aperto d’una persona positiva e sensibile come la mia prof Janko, che ci ha regalato un po’ di sé rispondendo a queste domande…

Prof cara, ma che dire? Grazie di cuore per aver partecipato e avermi concesso questo grandissimo onore!

Allora, lettori del bloggo: fatevi sotto! I prossimi protagonisti del giuocone sarete voi! Pronti a raccontarci cinque motivi per cui amate la città meneghina? Forza!

martedì 7 luglio 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n°4: Marina

Se mi fosse dato – e per una verbosa come me sarebbe un’autentica tortura – di scegliere un solo aggettivo per definire Marina, la nostra quarta partecipante al giuocone (hey, fermi tutti: davvero quattro e dico q-u-a-t-t-r-o persone si sono prestate ad assecondare le mie turbe psyco-meneghine? gesù!), l’aggettivo che sceglierei è: sorprendente.
Sì, perché Marina è esattamente così. La sua capacità di sorprendere non è superficiale, patina posticcia con cui certe persone finto-originali cercano malamente di incipriarsi, rivestimento sottile che il più delle volte nasconde vite assai ordinarie, e pure mediocri. No, Marina ti sorprende con la sua intelligenza riflessiva, che cela al contempo un turbinio di pensieri, idee, progetti. Un fuoco d’artificio di racconti sorprendenti, appunto, di esperienze, di viaggi, di cose viste e vissute, che ha attraversato con lo sguardo e lo spirito di chi cerca di imparare e trattenere sempre qualcosa da ogni contesto. Con curiosità. Con voglia di apprendere, di mettersi in gioco. Misurandosi ogni volta in qualcosa di nuovo. Provvista d'uno sguardo attento sulle cose del mondo, sia lontane che vicine, ha saputo cimentarsi in frangenti e situazioni molteplici, manifestando dunque una certa, sanissima allergia a qualsivoglia fossilizzata staticità.
Ricordo il pomeriggio in cui, davanti a un cappuccino per me e a una spremuta d’arancia per lei (ma se la inviterete al bar, sappiate: per lei la spremuta è solo d’arancia rossa!), mi ha raccontato le sue passate esperienze lavorative: chezz, a un certo punto ho pensato che all’elenco mancasse solo il domatore di leoni! Marina mo nun ce dire che hai fatto pure quello!

Insomma, una persona curiosa, attiva, e pure creativa signori. Ha frequentato un corso di ceramica, realizza dei bijoux dolcissimi e pieni di poesia (vedere per credere), e, soprattutto, è operatrice qualificata shiatsu. Anzi, se qualcuno vuole aggiustarsi qualche incriccamento ricorrendo a una disciplina così nobile, antica e affascinante (che – mi cospargo il capo di cenere – poco conosco ma quel poco lo devo a lei) nonché soprattutto affidandosi a mani esperte e, risottolineo, qualificate, questa è l’occasione signori miei (Marina, non ci sperare, ‘sto bloggo lo leggo solo io!).

E quindi, avendole parlato di questa mia creatura virtuale e avendo fatto accenno al giuocone delle cinque domande, ho notato in lei accendersi una curiosità assai benevola nei confronti e del bloggo (grazie per la pietas, è pur sempre un epico sentimento dei nostri Avi) e del giocone, che ha considerato idea carina per, in fondo, parlare di Milano, facendo il punto su ciò che, di questa città – di cui è anche lei esploratrice indefessa ed estimatrice – amava di più. Ciò a cui era più legata. Anche perché, come vedremo, l’universo della lettura-scrittura non le è affatto estraneo. E vi pare che una persona come lei non poteva gettarsi con vitalità e passione in questa nuova, piccola sfida?
Tra il lavoro – esperienza che condividiamo quotidianamente: è mia collega! –, un giretto da turista nella propria città, qualche superviaggio all’estero, una pappa data alla sua coniglietta Penelope e molto altro, ha trovato modo di dedicare del tempo a questo gioco, a questo bloggo. A me, e la ringrazio tantissimo. E anche un po’ a tutti voi, pochissimi ma buonissimi che leggete. Perché – ricordatelo – chi si racconta in queste pagine rispondendo alle cinque domande, regala un po’ di sé stesso… ci fa un regalo. Anzi cinque.

E allora, andiamo a scoprire proprio cosa ha scritto la nostra Marina.


Ecco la mia personale classifica. Sicuramente riflette in parte gli umori del momento. Sono sicura che magari tra un anno risponderei in modo completamente diverso (ad eccezion fatta per il luogo del cuore che rimarrà sempre lo stesso…. altrimenti che luogo del cuore sarebbe?!)

1.
Il luogo preferito

Apprezzate la grafia magnificamente scapigliata di Marina!

Parco Sempione, ebbene sì. Un pezzo di verde nel centro della città. Un’oasi tra i bei palazzoni d’epoca del centro e il Castello con la mitica biblioteca dove spesso si andava a studiare nel tempo che fu.
Per i milanesi l’evoluzione poi non è stata da poco. Da luogo principe per tossici e spacciatori, con tanto di prato spelacchiato pieno di suonatori di bonghi un po’ fatti si è trasformato in un gran parco con abbagliante ghiaietta bianca e cespugli rigogliosi e decorativi. Rilassante.

2.
Il luogo del cuore
P.za Perrucchetti. È la piazza dove sono nata e dove ho vissuto fino ai sedici anni. Il ricordo è struggente e mi capita di tornarci solo per nostalgia e per ripensare a quegli anni. Rivedo mia mamma avvolta nella nebbia che aspetta alla fermata della 67 per andare al lavoro, io e mia sorella che ci avviamo a piedi con nostro padre verso la scuola, la mia amata nonna che abitava nel nostro palazzo e con la quale si andava ai giardini nel pomeriggio, la chiesa dove ho preso (mio malgrado) i sacramenti, la nevicata dell’85 con la statua del soldato ricoperta da un metro di neve, i militari della caserma S. Barbara (tantissimi allora) che erano in libera uscita e ciondolavano in gruppo senza una vera meta, la barista sotto casa che ci ha regalato i dischi del suo jukebox quando ha deciso che era ormai finita l’epoca della musica a gettoni.

3.
Il pezzo da novanta
Allora confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il nostro Duomo. Dico ma chi ce l’ha una cosa così…… el Domm de Milan è proprio unico, poi però riflettendoci e anche pensando all’ingombro notevole di averlo fuori casa (ih ih) mi sono “ridimensionata” e ho concluso, dopo attento rimuginio sulle molte bellezze tra le quali scegliere e dopo che mi si era accesa una piccola lampadina che io, zitta zitta, mi porterei a casa il Cristo morto del Mantegna, custodito nella pinacoteca di Brera. Non è molto allegro lo so ma è talmente potente e impressionante guardarlo che tenerlo sulla parete di casa non mi dispiacerebbe proprio anzi insomma farebbe sicuramente un gran figurone.

4.
Il luogo più sbalorditivo
Nei miei vagabondaggi di studentessa poco volenterosa e quindi bigiosa, mi è capitato casualmente di scoprire l’ossario di San Bernardino alle Ossa, posto assolutamente oscuro e silenzioso pur trovandosi nel caos del traffico cittadino. La mia anima dark ne è rimasta affascinata e intimorita allo stesso tempo. Mi sono immaginata i tempi del Manzoni, la peste (ma non si sa davvero chi siano quei morti credo!) e quei teschi, quelle ossa che non hanno trovato altro riposo se non stare tutti insieme e per sempre a testimonianza della durezza della vita e della morte.

5.
L’itinerario che suggerisci
Tram 19 – sono anni in realtà che non lo prendo ma penso che non ci sia niente di più piacevole del guardare le vie di Milano da un bel tram sferragliante. Intendo naturalmente quelli arancioni (o meglio quelli che erano arancioni e che adesso hanno assunto i mille colori, tuttavia non sgradevoli, delle pubblicità), piccoli, rumorosi, con gli interni di legno e le lampade di vetro. Il percorso che fa suggerisce qualcosa di Milano: il naviglio poi fino a piazzale Baracca e avanti verso fiera e corso Sempione, per dirigersi speditamente verso quella periferia che una volta mi sembrava lontanissima e triste e che adesso trovo invece familiare e allegra: quella di piazzale Accursio e del Portello.

***

Cavolacci ragazzi, ma che emozione!
Che dire? Il parco Sempione è veramente un gran parco: uno spazio verde prezioso e ossigenante, il cui tappeto erboso prende avvio, senza soluzione di continuità, dal nostro Castello; non è poco per una città come Milano avere un parco così, in pieno centro.
Dopodiché l’ossario di San Bernardino, di cui si è già parlato qui, che purtuttavia dimostra d’esser luogo conosciuto e frequentato dalla nostra Marina ben prima che io ne scoprissi l’esistenza con la superdritta della mia zia! Insomma, qua Marina è stata una vera pioniera. Ed in effetti è davvero uno dei luoghi più sbalorditivi di Milano… E a pensarci bene: siamo sicuri, solo di Milano?
Eppoi… il Cristo morto del Mantegna, col suo corpo gonfio e illividito, le sue braccia lunghe, inquadrato in un taglio visuale quasi cinematografico: una vera perla di Milano, ma ciò che è davvero fenomenale è che, come avrete visto, da oggi niente più code in Pinacoteca e deca sganciati in biglietteria cari amici, basterà autoinvitarsi (elegantemente, mi raccomando, non siate i soliti grezzoni!) da Marina per gustarlo nel suo soggiorno! E nel pezzo da novanta, come darle torto, fa una comparsina pure il buon vecchio Domm, con tutta la sua potenza, già indicato, ricorderete, dal nostro Pinco.
Ma veniamo alla domanda namber faiv: il giro a bordo del tram. 19. Bingo. Questo itinerario coglie perfettamente, meravigliosamente, lo spirito della milanesità: nella risposta di Marina c’è tutta la bellezza di questi tram con la livrea arancione, vecchissimi (e caratteristici) in mezzo a tanta cangiante modernità, che sfrecciano per le strade d’una città in continua evoluzione (con, farei notare, il sempre fondamentale Portello)… Ganzissima Marina ad averci pensato!
E in ultimo… il luogo del cuore. Marina qui ci srotola un nastro ad impressione cinematografica, in cui si susseguono dolci immagini estratte dalla memoria… Veramente commovente ed emozionante. Con questi aneddoti e con tutti questi quotidianissimi ma proprio per questo toccanti e speciali ricordi, come si fa a non eleggere tale piazza a proprio luogo del cuore? Sono sicura che se qualche lettore del bloggo dovesse capitare in piazza Perrucchetti non potrebbe fare a meno, da ora, grazie a questa testimonianza, di guardarla con un senso di affettuosa benevolenza… che poi è in fondo proprio lo scopo di questo umile giuocone.

E allora come non ringraziare, e di cuore, Marina, per aver condiviso con noi tutte queste ‘narrazioni’ e queste cinque, differenti declinazioni del sentimento per la nostra città, Milano?
Grazie infinite Marina! Ah, e stasse tutti da te a vedere il Cristo morto!

E voi, lettori moltitudinari (?) del bloggo, maccome, ancora non vi siete cimentati in Voi, Milano e ciascuno di voi? Cosa state aspettando? Vi attendono ricchi premi orizzonti di gloria, ricordatelo! Forza, avanti il prossimo!

giovedì 28 maggio 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 3: Pinco

Carissimi voi tutti, ecco che quest’oggi torniamo a dedicarci al nostro coinvolgente giocone Voi, Milano e ciascuno di voi, anche colloquialmente detto Il giuoco delle 5 domande. Per questa terza, gloriosa ed emozionante puntata siamo andati a scoglionare una celebrity del bloggo: proprio lui, il Pinco unico commentatore (lo pago per farlo), il quale si rivela pertanto essere non uno sconosciuto, misterioso navigante intrigato dal mio sagace stile di scrittura (prego?) bensì un fidanzato pietoso, e uso ‘fidanzato’, termine che mi riesce francamente imbarazzante, proprio per accentuare il patetico della situazione.
Comunque Pinco io ti voglio proprio benone anzi di più, grazie mille per esserti prestato a tutto ciò!

Ma insomma, chi è poi questo Pinco?
Non è un milanese. I lettori attenti del bloggo (lettori?) sapranno già essere un romano. Ma proprio romano de Roma. Il fatto che si tratti d’un non-milanese fa sì che le sue risposte siano ancora più interessanti, proprio per capire cosa, della nostra città, colpisce chi è abituato ai fasti e alla grandiosità di una città sublime come la Capitale. Che potrà pensare un suo abitante, per di più grande conoscitore della sua città, di questa caccola grigia che prende il nome di Milano?
Ma non solo. Soppesare le sue risposte consente sì di capire come un romano ‘vede’ Milano, ma anche come un milanese presenta la propria città. La cosa si fa dunque doppiamente intrigante, andando a generare un gioco prismatico dalle mille sfaccettature, un poliedro dagli innumerevoli lati, perfetto insomma per chi, come me, non ha ancora capito come calcolare l’area di un triangolo equilatero.

Ma che altro dire su Pinco? Il poco, davvero poco che c'è da dire quando si parla del proprio compagno. Che poi è poco perché, semplicemente, è tutto.
È un ragazzo, un giovane uomo dolce, generoso, compagno. È la persona più distratta e più attenta che io conosca. Per realizzare i miei sogni è riuscito addirittura a far giungere da oltreoceano un quokka, tutto per me (di pezza, amici del wwf, nessun contrabbando illegale d’animali esotici, tranqui! – piuttosto preoccupatevi del fatto che una persona di 29 anni abbia come sogno quello di possedere un quokka di peluche). Accumulatore di monete nelle tasche, che spesso semina senza accorgersene per terra, negli insidiosi spazi tra i sedili della macchina, sotto al letto, dietro agli armadi. Bevitore di caffè (l'avevo detto che è il mio uomo!), dipendente da Evernote, lavoratore operoso,  meticoloso archivista: riuscirebbe a creare fogli di lavoro su qualsiasi argomento. Ve lo giuro.
È inoltre il mio personalissimo tour guide in Rome, città che nonostante la sua sconfinata grandezza e l’infinità di cose, luoghi, segreti che reca in sé, inizio meravigliosamente a conoscere. Ad averne cognizione, e solo grazie a lui. Superlettore di libri spesso dalla mole spaventosa, pasticcere sorprendente, persona curiosa, giocosa, buona. Ironica. Autoironica. Colta. E con la barba, aggiungerei, che non è un dettaglio da poco. Eppoi è lui che mi ha regalato Q, condannandomi a mesi e mesi di lettura senza capire 'na mazza del plot.

Insomma, non siete curiosi di conoscere le sue cinque risposte? Ecco quindi i luoghi più significativi e beddi della nostra città secondo Pinco!

1.
Il luogo preferito

Contrariamente a quanto crede l’interessato, questa grafia l'è propri caruccia!

Il luogo di Milano che preferisco è il Portello, con annessi e connessi. Lo so, lo so è un tempio del capitalismo, ma è anche il luogo che quando sono a Milano mi fa da casa, o almeno da salotto e da cucina. È inoltre il posto in cui il quartiere vive, s'incontra e dov’è che una città è vera se non nei luoghi in cui le vite che la compongono s'intersecano? E poi per essere quello che è, non è affatto male. Che dire poi del suo parco meraviglioso e "filosofico" in cui ho passato tanti bei momenti? Insomma, io al Portello ci sto come un topo nel formaggio.

2.
Il luogo del coeur
La risposta è semplice da trovare, ma non è semplice da esporre. Il luogo in questione non può che essere il parco della Guastalla. È il luogo che ha visto cambiare la mia vita perché li ho conosciuto veramente e mi sono legato definitivamente ad un'altra vita, meravigliosa, che mi ha accolto nella sua, e non saprei che altro dire perché qualsiasi cosa dica non sarà mai abbastanza per descrivere la gratitudine verso questo parco semplice, antico e galeotto.

3.
Il pezzo da novanta/1
Sarà banale, sarà il luogo più turistico di Milano ma il Duomo è il Duomo. Ogni volta che ne effettuo il periplo trovo nuovi dettagli e come potrebbe essere diversamente... sono infiniti. Infinite guglie, rosoni, statue, cariatidi, cose... insomma è un gran bel colpo d'occhio. Non so se lo porterei proprio davanti casa, un po' troppi piccioni e giapponesi, però abbastanza vicino da andarlo a vedere frequentemente per trovare un nuovo dettaglio, conscio che ne troverò sempre uno nuovo.

Il pezzo da novanta/2
Il luogo che più di tutti traslocherei nel mio quartiere è la Certosa di Garegnano per due ragioni. La prima è che è proprio bella; ma lasciando da parte questo giudizio estetico articolato e profondamente pregnante passiamo alla seconda ragione. È un luogo che si adatta bene ad una periferia, o meglio, lascia stupefatti trovare una simile bellezza in periferia (e infatti era candidabile anche per la domanda n°4) ma superato lo stupore è quasi naturale immaginarsela immersa nella luce di una bella domenica mattina incastonata nell'atmosfera del piccolo borgo, o piccola borgata nel mio caso. Insomma è un luogo che richiama il senso di comunità. E poi la sua magnifica conservazione, forse dovuta a un buon restauro, non so, la fa sembrare quasi moderna, pardon contemporanea, forse eterna.

4.
Il luogo più sbalorditivo
"Ma cosa... come... aspetta un momento ". Più o meno sono queste le parole che ho bofonchiato una volta messo, a tradimento,  di fronte a quella presa per il... a quel raggiro illusionistico- prospettico che è la finta abside del vero altare del Bramante nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Insomma io che venivo da una città barocca sono rimasto stupito da questo gioiellino del rinascimento lombardo che anticipa di parecchio i lazzi architettonici del barocco.

5.
L’itinerario che suggerisci
Non ricordo i nomi delle strade e stradine che ho percorso, a dire il vero non ricordo nemmeno da dove sono partito, ma ricordo una bella passeggiata per arrivare all'Università degli Studi di Milano. La monumentalità della Ca' Granda mi ha molto stupito, al pari della sua bellezza. Un'istituzione accademica che tuttavia non ha nei suoi edifici un tono severo, ma l'accogliente armonie di forme rinascimentali. I suoi cortili devono essere qualcosa di magnifico, peccato che chi li percorre sarà probabilmente percorso dall'ansia da prestazione, poco propenso a godere di tanta bellezza. Inoltre davanti al cancello c'è un bel parchetto, con delle panchine, e anche lì ho passato dei bei momenti.

***

Dunque dunque, come volevasi dimostrare, la provenienza romana ha costituito una lente forte attraverso cui guardare la città di Milano. Innanzitutto, balza all’occhio la sensibilità per le forme rinascimentali (“Il senso di Pinco per il Rinascimento”, ahah), epoca di cui poca traccia stilistica si conserva in Roma, espunta dagli artifici barocchi architettati in gloria dei pontefici e delle loro famiglie, e realizzati, va detto, con scarsissimo senso della conservazione storica. Ecco quindi citati Santa Maria presso San Satiro (impagabile la sua espressione la prima volta che ce lo portai!) e la Certosa, le quali si beccano così due nominesciòn, da parte di Pinco e del mi babbo. E proprio parlando della bella Certosa di Garegnano, esce fori il termine borgata, che potrebbe essere considerato banalmente un sinonimo di quartiere, ma per i romani la borgata è un’altra cosa, un concetto ancora più forte, legato proprio al senso di comunità – che questa chiesa periferica sembra dunque ispirargli.
La passeggiata migliore è per Pinco quella attorno all’Università Statale (anche questo esempio egregio di rinascimentalità), evidentemente dimentico che la sua donna ha lì vanamente lasciato un rene, parecchi dobloni e a cui deve i suoi precoci capelli bianchi. Però fischia se la Cà Granda è bella. Ricordo anch’io quella passeggiata, e pure il passo di tango improvvisato nel chiostro. Del resto l’università serve a questo, a farci i scemi, mica, chessò, a darci esami.
E tornando alle chiese, il Dom; eh, non è facile essere indifferenti al suo fascino in effetti. E poi la Guastalla: il bloggo sigilla così questo doppio, prezioso ricordo, il mio e il suo, di alcuni momenti molto, molto emozionantelli.

Ma in ultimo: numideddeo, il Portello!
Ok, ora, ciò che potrebbe sembrare un fallimento della mia opera ciceroniana in Milano è invece una vittoria. E cercherò di dimostrarvelo con i miei consueti funambolismi dialettici ehehehe. Anzitutto, si tratta d’un luogo nuovo della città – che meriterebbe un post tutto per sé, e così sarà (vi ricordo comunque che già qui si parla del suo parco) – e che rappresenta forse davvero l’esempio più egregio di trasformazione urbana di Milano, città che è precipuamente, costituzionalmente cangiante. È vero, ci han fatto un centro commerciale… ma non solo. Eppoi prima c’era un rudere industriale. Per me è un luogo del cuore, anche questo, un luogo peraltro del mio quotidiano, e quindi non posso che essere felice e pure commossa se, oltre che mio, è divenuto un luogo anche suo. Anche di Pinco. Nonostante la sua lontananza, un luogo anche del suo ‘quotidiano’. Il suo preferito in Milano, addirittura. Un luogo nostro insomma… e di certo non è poco.

Pinco, grazie infinite per il tuo bellissimo contributo! E per molte altre cose…

Lettori del bloggo, fatevi avanti! Qui le domande e qui la sagomina da compilare, che aspettate? Noi non aspettiamo altro che poter scoprire i cinque punti cardinali milanesi del vostro cuore. Daje!

giovedì 30 aprile 2015

RdP: Milano 25 aprile 2015, settantesimo in piazza

Ed eccoci qui, a inaugurare immantinente la nuova rubrica di cui il bloggo si è dotato, ovverosia la già acclamata et celeberrima (?) Rubrica del Piccione. Dove ci condurrà in questa prima puntata il piccione Ambrogio?
È per me meravigliosamente bello poter incipiare questo nuovo spazio con un evento assai importante che ha riguardato non solo Milano, senz’altro, ma in fondo Milano un po’ in particolare; e questo perché la mia città, la mia splendida e straordinariamente imperfetta città, è, orgogliosamente, la città di piazzale di Loreto. Non credo occorra spiegare il significato di certi eventi storici: ogni cuore giusto saprà farlo, e apprezzare, da sé. Apprezzare e commuoversi: questo significa ricordare il gesto e il coraggio estremo degli antifascisti, partigiani, uomini e donne diventati combattenti per difendere le libertà contro una sordida dittatura. Ribellarsi, lottare, partecipare, vincere. Questa è stata l’avventura emozionante dei partigiani e delle compagne Teresa, donne di ferro che ci sorridono dolcemente in belle foto d’epoca, a volte armate fino all’osso senza perdere la gentilezza delle loro figure, altre volte armate solo del loro cuore grande e della loro intelligenza. “Solo”. La bellezza del coraggio. La bellezza della lotta per sé e per gli altri, per ciò che è giusto, per l'uguaglianza contro l'absurdum delle leggi razziali, nel nome della solidarietà umana e sociale.
E Milano è stata una delle protagoniste del grande movimento di Resistenza. La ricorrenza della Liberazione, 25 aprile, è occorsa pochi giorni fa, in un anniversario uguale a tutti gli altri, cioè importante come sempre, ma per gli amanti delle cifre tonde particolarmente simbolico: compie settant’anni questa nostra rivoluzione, questo movimento di civiltà e uguaglianza, spontaneo, partecipato, e grandioso.

Per cui – fine parte seria del post – era molto più che opportuno prendere parte al corteo ricordo di tutto ciò, affinché la memoria della Resistenza non diventi esperienza morta, fatto storico confinato nelle pagine stampate, ma si conservi viva e in fermento nelle nostre teste e nei nostri cuori.  E così è stato.

Dunque…
Concentramento (classicone) in Palestro per un corteo che aveva come naturale obbiettivo piazza Duomo. Io e i miei fidati sodali, meravigliosi compagni d’avventura in numerose situazioni, affrontiamo la calca della metropolitana milanese e facciamo approdo, in orario, al luogo programmato. Qui cerchiamo di raggiungere e di ubicarci vicino agli amici della Grecia, sostenitori di Syriza nella sua lotta di formichina contro il rognoso elefante della troika.


La folla è parecchia, e ci riserva tutte le sue delizie, pure olfattive: anche la piazza del resto ha i suoi odori. È meraviglioso questo essere qui, tutti insieme; poi però se ti concentri sul vicino quel moto d’amore diffuso e aleggiante si ridimensiona un po’, ma fa parte del gioco, via. Del resto si dice in questi casi (cito Pinco, la battuta non è mia) che amare il proprio prossimo è difficile, più facile amare quello un po’ più in là. Soprattutto se capiti proprio affianco alle bellezze scultoree del bronzo di riace che vende birra, acqua e bibite agli assetati.

La foto non rende giustizia, e comunque io ancora non ho capito quale lingua (dialetto?) parlasse

Così si partecipa la manifestazione, e la si segue, come al solito, un po’ cazzando un po’ facendo i seri, sinché non si affacciano le varie esigenze di ognuno: pisciata, pausa, caffè e pure dolcino, cannolo siciliano nella fattispecie. Combattenti sì, ma anche goderecci, sempre. Per poi proseguire, riconoscendo i vip della piazza, tutti avvistati dal cognato con la sua vista di lince: il primissimo è l’onnipresente boscaiolo Muhlby Muhlbauer, seguito dal giornalista greco Argiris Panagopoulos. Ma il terzo a sbucare, immancabilmente riconoscibile dalla tuta rossa targata FIOM, è Landini, vera star del momento. Cacchio, quando le donne vedono Landini non capiscono più nulla, completamente. Ma stai scherzando? (cit.)
 
Selfie di signore con il Saldatore Landini

Dopo qualche metro ecco comparire Ferrero, e quando mi è stato detto ‘Ehi, c’è Ferrero’ io ho pure pensato al presidente della città di Sampdoria. In effetti, non se lo filava nessuno porino.
At last, ecco sbucare Gino Strada, per molti una sorta di Iddio in terra: e infatti Gino Strada scatena le stesse passioni sfrenate accese da Landini, non solo sulle donne però, anche su uomini eterosessuali, che cercano di strappargli foto insieme.

Ora, al di là di tutte queste amabili strùnzatelle, che hanno reso comunque bella e intensa la giornata, bisogna proprio dire che è stata una manifestazione emozionante. Forse davvero ho raschiato tutto il senso commovente della canzone Bella ciao, ascoltata sfilando per le vie vecchie che si snodano verso piazza alla Scala, riempiendomene il coeur. Una canzone al di là di ogni retorica bellissima, da cantare e condividere, da godere in ogni suo verso struggente, da ‘sentire’, dentro, col pugno alzato, sempre. Ora e sempre Resistenza, che sembra magari uno slogan (in quanto appunto slogan) un po’ banale, ma che si porta dentro un sacco di cose, un’idea e la promessa d’un futuro, fatto da noi, migliore. E cavolo quanto ce ne è bisogno.    

Milano è stata bella, ancora più bella, perfetta per ospitare nelle sue vie dello sciopping appaltate ai sarti di cui l’Italia fa vanto, questa sfilata non di moda e soprattutto con ben altre stoffe, drappi colorati così leggeri in aria ma così carichi di senso, di vicinanza solidale, di incazzatura anche, e di speranza. 


Infatti mentre ero al corteo mi veniva in mente, e me la canticchiavo dentro, una bella canzona scritta dal mio babbo, sì, lui, l’impavido primo partecipante al giuocone Voi Milano e ciascuno di voi, che è intitolata La mia bandiera, e che vi invito ad ascoltare cliccando qui… (il babbo l’ha pubblicata sul suo bloggo il 25 aprile medesimo, minghia babbo sei troppo sul pezzo!).
Insomma, questa giornata profondamente milanese è stata una grandiosa celebrazione della Resistenza, di quella già fatta e di quella ancora da fare, di tutte quelle ancora da fare, la resistenza di Atene, di Gaza, di Kobane; oggi Milano ha comunicato al mondo tutto questo, e io sono felice di esserci stata e sono felice d’esser stata e di esser parte, oggi più che mai, di questa città.



lunedì 13 aprile 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 2: l’Amica Mia

Chiedere alla mia Amica di partecipare a questo giuoco costituiva una bella sfida. Una bella sfida perché costei, persona del mio quoricino, al contrario di me non è proprio un’estimatrice della città di Milano. Per questo chiederle di ragionare in positivo su questa città, la nostra città, rappresentava una sfida; a cui però la ragazza non si è sottratta, con una cospicua dose di intelligenza e coraggio, che difatti non le mancano.

La mia amica ha un nome bellissimo. Un nome di quelli che sono però difficili da portare, perché indicano uno stato d’animo, e non sempre uno quello stato d’animo se lo sente addosso. Lei però è oltre tutto questo. È più piccola di me, ma è una grande donna. Non so quante volte, parola dopo parola, è riuscita a districare i nodi delle mie cogitazioni indecise e francamente un po’ contortelle. Il tutto, immancabilmente, davanti a un caffè; per lei amaro, ma accompagnato sempre da qualcosa di dolce (al bar sì, ma il dolce portato da casa, perché comunque siamo due barbone): un biscotto, un pezzo di cioccolato, una fetta di torta, cose buone per celebrare i piccoli grandi piaceri dell’esistenza. Perché – come lei dice sempre – “cara, ogni tanto bisogna godere!”.
Così, anche l’Amica Mia, nonostante il suo rapporto conflittuale con Milano, ha preso parte al giuoco. Impegnandosi. Lasciando andare il filo dei ricordi, che non è mai un’operazione facile. E da questa bella spremitura di cuore sono uscite un sacco di cose dolci. Commoventi.

Che andiamo subito a scoprire, a cominciare dal luogo preferito… Lettori, preparate i fazzoletti.

 1.
Il luogo preferito

Notasi grafia splendidamente bohémien dell’Amica Mia

Il mio luogo preferito è via Mac Mahon, dove passava il 12, da via Caracciolo a piazza Diocleziano. Quando ero piccola ci andavo sempre con mia mamma e mia sorella per andare a fare la spesa, passeggiare e parlare tra di noi. Ci andavo e ci vado, ancora, con il mio amico del cuore, mi ricorda qualcosa che ho vissuto e che vivo ancora. Mi piacciono le sue luci in inverno, dopo le cinque del pomeriggio, l’atmosfera del quartiere, il vociare delle persone. Con mia mamma andavamo in una cartoleria che c’è da tantissimo, per comprare quaderni, evidenziatori, tratto pen e biglietti d’auguri. Mi piace l’odore del Turkuaz Kebab all’angolo e, di fronte, la scaletta accogliente dell’Hotel Mac Mahon. Penso a questa strada e mi viene in mente il sorriso di mia mamma. 

2.
Il luogo del coeur
Al parco di Trenno andavo sempre a giocare fin da bambina, con un mio caro amico, a passeggiare, a guardare le partite di calcio improvvisate tra egiziani e marocchini, le grigliate dei sudamericani e i rinfreschi e le bevute degli zingari. Mi ricordo le noccioline caramellate di un baracchino e il chiosco del gelato, con il gelataio che aveva una voce bassissima! E poi era bello vedere in lontananza il Bosco in città.

3.
Il pezzo da novanta
Per me è la scultura di piazza Santa Maria del Carmine, Il grande toscano di Igor Mitoraj, un mezzo busto maschile (eheheh, ndr). Mi piace la posizione in cui è collocata, e quando passo lì davanti con il tram, con la linea 14, non posso fare a meno di guardarla. Mi piace perché la città non sembra Milano con quella scultura, che ricorda qualcosa di antico, di greco… Sembra quasi di essere in un quadro di De Chirico. In più è un bellissimo corpo maschile, un corpo con dentro un corpo: ha un volto posizionato sul cuore e un corpo di donna che invece esce dalle costole. C’è sempre vicina una bancarella che vende vecchie cartoline e carte geografiche. Peccato per il negozio Marc Jacobs, assolutamente squallido metterlo di lì di fianco!

4.
Il luogo più sbalorditivo
Il luogo più sbalorditivo di Milano per me è il mercatino dell’usato sui Navigli, perché si respira un’atmosfera diversa, quasi parigina: gli odori dei ristoranti, la puzza del naviglio, l’odore dei colori utilizzati dai pittori delle piccole gallerie che si attraversano. E poi l’odore delle cose usate, di cantina. Mi stupisce perché è un luogo che, nonostante l’affollamento, ti permette di stare solo con te stesso, di guardare gli oggetti, la gente che tratta sul prezzo, come se fosse lo spettacolo, lo svolgimento di qualcosa, e tu lo spettatore.

5.
L’itinerario che suggerisci
Via Castellino da Castello, perché lì c’è la mia vecchia scuola elementare, la Rinnovata Pizzigoni. È un’emozione vedere dalla strada il campetto dove giocavo da bambina, gli orti, gli animali, e il  busto della grande Giuseppina Pizzigoni, guardando attraverso la porta vetrata dell’atrio. Qui si possono sentire l’odore della cacca degli asini (sembra di stare in campagna!), e il rumore della ferrovia della vicina stazione Bovisa. Ho scelto questo ‘itinerario’ perché mi ricorda quando ero bambina, e mia mamma mi portava a scuola, e scambiavo le biglie con i miei compagni (oddio, sembra che sia nata nel 1940!). E poi mi viene in mente la mia maestra, Raffaella, che voleva che gli alunni della sua classe indossassero il grembiule rosso, colore non scelto a caso. Penso a lei e mi vien sempre da commuovermi! Questa strada mi riporta insomma a sensazioni di spensieratezza, a quell’essere bambini nel vero modo di essere bambini, in un posto caldo e con le maestre buone, che ti insegnano a essere te stessa, come dovrebbe essere per tutti i bambini.

***

Insomma, ora avete avuto anche voi un assaggio di chi sia la mia amica. Gli zingari, l’odore delle cose buone, la bellezza, gli affetti. Gli affetti perché, come mi ha detto in uno dei bei pomeriggi (ehh sì, più d’uno, siam splendidamente lente!) in cui ci siamo dedicate a questo giuocone: “Bisogna avere un albero da abbracciare, che sai che ha le radici e non si sposta”…
Le risposte a queste cinque domande raccontano la mia amica in ogni sfaccettura, e sono felice che tutto ciò sia emerso parlando di Milano, città che so che non ama, ma nella quale ha trovato questi spazi di verità. Una città che le è amara, ma che ha anche qualcosa di dolce, e lei lo ha saputo trovare. Per questo penso che il nome della mia amica, ex bambina dal grembiulino rosso, sia quello giusto, l’unico che lei potrebbe portare: perché è solo vivendo con intensità, con vivida consapevolezza delle amarezze ma con la capacità, brillante e non da tutti, di potervi scovare qualcosa di buono, di dolce… che si può costruire dentro di sé l’aspirazione solida (ed è questo il traguardo vero) a una vita buona. A una vita serena…

Cara, grazie infinite per le chiacchiere, le dolcezze avvolte nella carta stagnola, e, ora, per tutte queste emozioni!

Dopo il mio babbo artista e l’Amica Mia, cari amici wannabe partecipanti al giuocone, essì, tocca proprio a voi! Aspettiamo dunque  le vostre risposte per scoprire nuove, segrete storie d’amore tra la città di Milano e i suoi abitanti!

domenica 1 marzo 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 1: Egidio

La prima persona che siamo andati a scoglionare per debuttare con il nostro anticipato giuoco Voi, Milano e ciascuno di voi, è un personaggio già illustre del bloggo, qui citato come coniatore del fondamentale neologismo gommino del tergi. Trattasi di pensionato che non sminchia gli operai stazionando davanti ai cantieri (eppoi comunque è un pensionato ggiovane e ggiovanile), perché i cantieri li apre lui, direttamente: in cucina, ove è un cuoco talentuoso e creativo; ovunque si applichi, tra fogli e foglietti, in multiformi espressioni artistiche aventi a che fare con la parola, e pure la musica (alcune delle sue composiscion sono raccolte nel bloggo, di cui è autore, Prima le parole); e sul cavalletto, ove dà vita a quadri e opere d’arte su tela, legno, carta. Ha pure la scienza e la manualità d’un sarto signori, ma che volere di più?

Va poi sottolineato, fondamentale, il fatto che sia sì un creativo ma con molto metodo, cosa che gli conferisce una solida costanza nel dedicarsi alle sue molteplici attività. E a proposito di metodo: quando dovete stipare un armadio con ingenti quantità di roba, grazie alle sue arti magiche e pure un po' chirurgiche, lui saprà addirittura incredibilmente far avanzare dello spazio.
È poi individuo molto scherzoso, giocoso e buono. Anche assai paziente, l’importante è non farlo troppo incazzare, che sennò so cazz ehehehe. Ad ogni modo davvero non c’è una cosa e dico una in cui non sia disposto ad aiutarti. A consigliarti e appoggiarti con entusiamo.
Grande lettore, estimatore di ottima musica e amante delle cartine geografiche, che provocano in lui imperscrutabili eccitazioni, è il caposquadra esploratore delle gite di Natale e Pasqua; se potesse poi percorrerebbe sempre una strada diversa, preferibilmente se in salita – d’altra parte lui è, se non un montagnolo, quantomeno un collinare.

Generoso di natura, durante la sua carriera lavorativa è stato in prima linea nella lotta, nella conquista e nella difesa dei diritti dei lavoratori, suoi colleghi, donne e uomini che si trovavano ad attraversare situazioni di vita molto delicate. Il che lo rende già un signore molto, molto speciale ai miei occhi. Sono in molti infatti a volergli ben. E poi è con lui che ho partecipato alle mie prime manifestazioni.
Eppoi, oltre a essere, come già scritto, personaggio illustre del bloggo, è soprattutto un personaggio illustre del mio cuore, in quanto che è il mio papà.
(Babbo, grazie per aver dedicato questo tempo alla tua figlia cretina, ti voglio bene!)

Quindi, prima di incominciare, un applauso fragoroso per essersi prestato, e per di più per primo, affrontando l'ignoto con il coraggio (ma anche la gloria!) che è propria dei pionieri!

E incominciamo, adunque, andando testé a scoprire cosa Mr Egidio abbia risposto alle cinque domandine, a iniziare dalla prima, che andiamo a disvelare attraverso quest’autocompilato cartoncino all’uopo predisposto:

1.
Il luogo preferito

Notasi grafia da grafico

La piazza Mercanti è senz’altro uno dei luoghi che apprezzo di più, e tra i più significativi di Milano. Circondata dai suoi portici suggestivi è un centro laico ideale della città, dove un tempo si svolgevano gli affari e l’amministrazione della giustizia. Un centro-città distinto da quello del culto di piazza del Duomo. Purtroppo credo sia trascurata e non valorizzata come a mio avviso meriterebbe. Sarebbe un ottimo salotto per la città se vi fosse un intervento di arredo urbano mirato in tal senso; con sedute introdotte nel rispetto del luogo, potrebbe diventare un luogo ancora più piacevole.

2.
Il luogo del coeur
Il luogo del cuore è la piazza Wagner dove avevo appuntamento con la mia ragazza di sempre. Piazza Wagner e tutti i luoghi intorno a via Marghera e corso Vercelli e poi la pizzeria, in una vietta vicino a piazzale Tripoli, dove finivamo spessissimo per nutrire il corpo.

3.
Il pezzo da novanta
Non so se proprio me la porterei davanti casa, ma la chiesetta di San Satiro vista dalla via Giardino ha un fascino particolarissimo. Con i suoi mattoni rossi sembra una pietra preziosa incastonata tra le viuzze strette del centro e i palazzi della vecchia Milano.

4.
Il luogo più sbalorditivo
La Certosa di Garegnano è senza dubbio un posto insolitamente fascinoso per la facciata, i cortiletti antistanti l’ingresso della chiesa, la candida pietra che di giorno riluce sotto il sole (quando c’è) e di sera, suggestiva, alla luce dei lampioni. Da vedere anche al tramonto in un giorno d’estate.

5.
L’itinerario che suggerisci
La passeggiata che suggerisco è la Milano insolita dei Navigli (quelli che sono rimasti), Darsena/Naviglio Grande/Naviglio Pavese, passando sui ponticelli da parte a parte tra le vecchie case, i cortili curati, i bar e le botteghe d’arte. È d’obbligo una foto al lavatoio del vicoletto dei lavandai.

***

Ebbravo babbo, grazie per il tuo contributo! Come vedete il nostro Egidio ci ha nel quore una Milano classica ma non scontata: Santa Maria presso San Satiro – di cui vi ricordo si è già parlato qui – e la centrale piazza Mercanti, la cui visione condivido in pienone. Figurano poi i Navigli, con lo scorcio tanto amato del vicolo dei Lavandai, cartolina meneghina senz’altro suggestiva, anche se credo che il mi babbo conservi un’immagine mentale del suddetto luogo diversa dalla mia, poiché esso mi sovviene oggidì turpemente sfigurato dalla dilagante presenza di tavolini, sciocche sediole e relativi, issati annoiati gommini del tergi (per l'appunto). Però è clamorosamente giusto ricordarsi e recuperare questo brano di milanesità perduta, anche se passata, anche se non è più, poiché quantomeno ci rammenta com’era, e com’era vera, allora, Milano.
Poi un gioiello, ma gioiello di quelli veri: la superba Certosa di Garegnano, che finisce in effetti per sorprendere, così nobile, in un lembo di periferia a ridosso delle autostrade.
In ultimo, bella bella bella la citazione di piazza Wagner, con la sua chiesa rossa e il suo milanesissimo (e antico) mercato coperto, non solo per l’originalità rispetto a tanti posti più centrali, noti e battuti di Milano, ma anche perché ‘luogo del cuore’ veramente, meta dopo una giornata di lavoro dove incontrare, finalmente, la propria metà...

Bene, aspettiamo ora fiduciosi altri volontari attirati non da premi né cotillon (‘un se vince nulla!) ma animati dalla voglia di dire la propria sulle bellezze ora palmari ora segrete, ora condivise ora personali, di questa città. 

Per chiunque non c’avesse un cazzo da fare volesse partecipare, qui è possibile scaricare la sagomina duomesca ove vergare di proprio pugno il nome del luogo mediolano più adorato. Who will be the next?