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giovedì 28 maggio 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 3: Pinco

Carissimi voi tutti, ecco che quest’oggi torniamo a dedicarci al nostro coinvolgente giocone Voi, Milano e ciascuno di voi, anche colloquialmente detto Il giuoco delle 5 domande. Per questa terza, gloriosa ed emozionante puntata siamo andati a scoglionare una celebrity del bloggo: proprio lui, il Pinco unico commentatore (lo pago per farlo), il quale si rivela pertanto essere non uno sconosciuto, misterioso navigante intrigato dal mio sagace stile di scrittura (prego?) bensì un fidanzato pietoso, e uso ‘fidanzato’, termine che mi riesce francamente imbarazzante, proprio per accentuare il patetico della situazione.
Comunque Pinco io ti voglio proprio benone anzi di più, grazie mille per esserti prestato a tutto ciò!

Ma insomma, chi è poi questo Pinco?
Non è un milanese. I lettori attenti del bloggo (lettori?) sapranno già essere un romano. Ma proprio romano de Roma. Il fatto che si tratti d’un non-milanese fa sì che le sue risposte siano ancora più interessanti, proprio per capire cosa, della nostra città, colpisce chi è abituato ai fasti e alla grandiosità di una città sublime come la Capitale. Che potrà pensare un suo abitante, per di più grande conoscitore della sua città, di questa caccola grigia che prende il nome di Milano?
Ma non solo. Soppesare le sue risposte consente sì di capire come un romano ‘vede’ Milano, ma anche come un milanese presenta la propria città. La cosa si fa dunque doppiamente intrigante, andando a generare un gioco prismatico dalle mille sfaccettature, un poliedro dagli innumerevoli lati, perfetto insomma per chi, come me, non ha ancora capito come calcolare l’area di un triangolo equilatero.

Ma che altro dire su Pinco? Il poco, davvero poco che c'è da dire quando si parla del proprio compagno. Che poi è poco perché, semplicemente, è tutto.
È un ragazzo, un giovane uomo dolce, generoso, compagno. È la persona più distratta e più attenta che io conosca. Per realizzare i miei sogni è riuscito addirittura a far giungere da oltreoceano un quokka, tutto per me (di pezza, amici del wwf, nessun contrabbando illegale d’animali esotici, tranqui! – piuttosto preoccupatevi del fatto che una persona di 29 anni abbia come sogno quello di possedere un quokka di peluche). Accumulatore di monete nelle tasche, che spesso semina senza accorgersene per terra, negli insidiosi spazi tra i sedili della macchina, sotto al letto, dietro agli armadi. Bevitore di caffè (l'avevo detto che è il mio uomo!), dipendente da Evernote, lavoratore operoso,  meticoloso archivista: riuscirebbe a creare fogli di lavoro su qualsiasi argomento. Ve lo giuro.
È inoltre il mio personalissimo tour guide in Rome, città che nonostante la sua sconfinata grandezza e l’infinità di cose, luoghi, segreti che reca in sé, inizio meravigliosamente a conoscere. Ad averne cognizione, e solo grazie a lui. Superlettore di libri spesso dalla mole spaventosa, pasticcere sorprendente, persona curiosa, giocosa, buona. Ironica. Autoironica. Colta. E con la barba, aggiungerei, che non è un dettaglio da poco. Eppoi è lui che mi ha regalato Q, condannandomi a mesi e mesi di lettura senza capire 'na mazza del plot.

Insomma, non siete curiosi di conoscere le sue cinque risposte? Ecco quindi i luoghi più significativi e beddi della nostra città secondo Pinco!

1.
Il luogo preferito

Contrariamente a quanto crede l’interessato, questa grafia l'è propri caruccia!

Il luogo di Milano che preferisco è il Portello, con annessi e connessi. Lo so, lo so è un tempio del capitalismo, ma è anche il luogo che quando sono a Milano mi fa da casa, o almeno da salotto e da cucina. È inoltre il posto in cui il quartiere vive, s'incontra e dov’è che una città è vera se non nei luoghi in cui le vite che la compongono s'intersecano? E poi per essere quello che è, non è affatto male. Che dire poi del suo parco meraviglioso e "filosofico" in cui ho passato tanti bei momenti? Insomma, io al Portello ci sto come un topo nel formaggio.

2.
Il luogo del coeur
La risposta è semplice da trovare, ma non è semplice da esporre. Il luogo in questione non può che essere il parco della Guastalla. È il luogo che ha visto cambiare la mia vita perché li ho conosciuto veramente e mi sono legato definitivamente ad un'altra vita, meravigliosa, che mi ha accolto nella sua, e non saprei che altro dire perché qualsiasi cosa dica non sarà mai abbastanza per descrivere la gratitudine verso questo parco semplice, antico e galeotto.

3.
Il pezzo da novanta/1
Sarà banale, sarà il luogo più turistico di Milano ma il Duomo è il Duomo. Ogni volta che ne effettuo il periplo trovo nuovi dettagli e come potrebbe essere diversamente... sono infiniti. Infinite guglie, rosoni, statue, cariatidi, cose... insomma è un gran bel colpo d'occhio. Non so se lo porterei proprio davanti casa, un po' troppi piccioni e giapponesi, però abbastanza vicino da andarlo a vedere frequentemente per trovare un nuovo dettaglio, conscio che ne troverò sempre uno nuovo.

Il pezzo da novanta/2
Il luogo che più di tutti traslocherei nel mio quartiere è la Certosa di Garegnano per due ragioni. La prima è che è proprio bella; ma lasciando da parte questo giudizio estetico articolato e profondamente pregnante passiamo alla seconda ragione. È un luogo che si adatta bene ad una periferia, o meglio, lascia stupefatti trovare una simile bellezza in periferia (e infatti era candidabile anche per la domanda n°4) ma superato lo stupore è quasi naturale immaginarsela immersa nella luce di una bella domenica mattina incastonata nell'atmosfera del piccolo borgo, o piccola borgata nel mio caso. Insomma è un luogo che richiama il senso di comunità. E poi la sua magnifica conservazione, forse dovuta a un buon restauro, non so, la fa sembrare quasi moderna, pardon contemporanea, forse eterna.

4.
Il luogo più sbalorditivo
"Ma cosa... come... aspetta un momento ". Più o meno sono queste le parole che ho bofonchiato una volta messo, a tradimento,  di fronte a quella presa per il... a quel raggiro illusionistico- prospettico che è la finta abside del vero altare del Bramante nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Insomma io che venivo da una città barocca sono rimasto stupito da questo gioiellino del rinascimento lombardo che anticipa di parecchio i lazzi architettonici del barocco.

5.
L’itinerario che suggerisci
Non ricordo i nomi delle strade e stradine che ho percorso, a dire il vero non ricordo nemmeno da dove sono partito, ma ricordo una bella passeggiata per arrivare all'Università degli Studi di Milano. La monumentalità della Ca' Granda mi ha molto stupito, al pari della sua bellezza. Un'istituzione accademica che tuttavia non ha nei suoi edifici un tono severo, ma l'accogliente armonie di forme rinascimentali. I suoi cortili devono essere qualcosa di magnifico, peccato che chi li percorre sarà probabilmente percorso dall'ansia da prestazione, poco propenso a godere di tanta bellezza. Inoltre davanti al cancello c'è un bel parchetto, con delle panchine, e anche lì ho passato dei bei momenti.

***

Dunque dunque, come volevasi dimostrare, la provenienza romana ha costituito una lente forte attraverso cui guardare la città di Milano. Innanzitutto, balza all’occhio la sensibilità per le forme rinascimentali (“Il senso di Pinco per il Rinascimento”, ahah), epoca di cui poca traccia stilistica si conserva in Roma, espunta dagli artifici barocchi architettati in gloria dei pontefici e delle loro famiglie, e realizzati, va detto, con scarsissimo senso della conservazione storica. Ecco quindi citati Santa Maria presso San Satiro (impagabile la sua espressione la prima volta che ce lo portai!) e la Certosa, le quali si beccano così due nominesciòn, da parte di Pinco e del mi babbo. E proprio parlando della bella Certosa di Garegnano, esce fori il termine borgata, che potrebbe essere considerato banalmente un sinonimo di quartiere, ma per i romani la borgata è un’altra cosa, un concetto ancora più forte, legato proprio al senso di comunità – che questa chiesa periferica sembra dunque ispirargli.
La passeggiata migliore è per Pinco quella attorno all’Università Statale (anche questo esempio egregio di rinascimentalità), evidentemente dimentico che la sua donna ha lì vanamente lasciato un rene, parecchi dobloni e a cui deve i suoi precoci capelli bianchi. Però fischia se la Cà Granda è bella. Ricordo anch’io quella passeggiata, e pure il passo di tango improvvisato nel chiostro. Del resto l’università serve a questo, a farci i scemi, mica, chessò, a darci esami.
E tornando alle chiese, il Dom; eh, non è facile essere indifferenti al suo fascino in effetti. E poi la Guastalla: il bloggo sigilla così questo doppio, prezioso ricordo, il mio e il suo, di alcuni momenti molto, molto emozionantelli.

Ma in ultimo: numideddeo, il Portello!
Ok, ora, ciò che potrebbe sembrare un fallimento della mia opera ciceroniana in Milano è invece una vittoria. E cercherò di dimostrarvelo con i miei consueti funambolismi dialettici ehehehe. Anzitutto, si tratta d’un luogo nuovo della città – che meriterebbe un post tutto per sé, e così sarà (vi ricordo comunque che già qui si parla del suo parco) – e che rappresenta forse davvero l’esempio più egregio di trasformazione urbana di Milano, città che è precipuamente, costituzionalmente cangiante. È vero, ci han fatto un centro commerciale… ma non solo. Eppoi prima c’era un rudere industriale. Per me è un luogo del cuore, anche questo, un luogo peraltro del mio quotidiano, e quindi non posso che essere felice e pure commossa se, oltre che mio, è divenuto un luogo anche suo. Anche di Pinco. Nonostante la sua lontananza, un luogo anche del suo ‘quotidiano’. Il suo preferito in Milano, addirittura. Un luogo nostro insomma… e di certo non è poco.

Pinco, grazie infinite per il tuo bellissimo contributo! E per molte altre cose…

Lettori del bloggo, fatevi avanti! Qui le domande e qui la sagomina da compilare, che aspettate? Noi non aspettiamo altro che poter scoprire i cinque punti cardinali milanesi del vostro cuore. Daje!

lunedì 13 aprile 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 2: l’Amica Mia

Chiedere alla mia Amica di partecipare a questo giuoco costituiva una bella sfida. Una bella sfida perché costei, persona del mio quoricino, al contrario di me non è proprio un’estimatrice della città di Milano. Per questo chiederle di ragionare in positivo su questa città, la nostra città, rappresentava una sfida; a cui però la ragazza non si è sottratta, con una cospicua dose di intelligenza e coraggio, che difatti non le mancano.

La mia amica ha un nome bellissimo. Un nome di quelli che sono però difficili da portare, perché indicano uno stato d’animo, e non sempre uno quello stato d’animo se lo sente addosso. Lei però è oltre tutto questo. È più piccola di me, ma è una grande donna. Non so quante volte, parola dopo parola, è riuscita a districare i nodi delle mie cogitazioni indecise e francamente un po’ contortelle. Il tutto, immancabilmente, davanti a un caffè; per lei amaro, ma accompagnato sempre da qualcosa di dolce (al bar sì, ma il dolce portato da casa, perché comunque siamo due barbone): un biscotto, un pezzo di cioccolato, una fetta di torta, cose buone per celebrare i piccoli grandi piaceri dell’esistenza. Perché – come lei dice sempre – “cara, ogni tanto bisogna godere!”.
Così, anche l’Amica Mia, nonostante il suo rapporto conflittuale con Milano, ha preso parte al giuoco. Impegnandosi. Lasciando andare il filo dei ricordi, che non è mai un’operazione facile. E da questa bella spremitura di cuore sono uscite un sacco di cose dolci. Commoventi.

Che andiamo subito a scoprire, a cominciare dal luogo preferito… Lettori, preparate i fazzoletti.

 1.
Il luogo preferito

Notasi grafia splendidamente bohémien dell’Amica Mia

Il mio luogo preferito è via Mac Mahon, dove passava il 12, da via Caracciolo a piazza Diocleziano. Quando ero piccola ci andavo sempre con mia mamma e mia sorella per andare a fare la spesa, passeggiare e parlare tra di noi. Ci andavo e ci vado, ancora, con il mio amico del cuore, mi ricorda qualcosa che ho vissuto e che vivo ancora. Mi piacciono le sue luci in inverno, dopo le cinque del pomeriggio, l’atmosfera del quartiere, il vociare delle persone. Con mia mamma andavamo in una cartoleria che c’è da tantissimo, per comprare quaderni, evidenziatori, tratto pen e biglietti d’auguri. Mi piace l’odore del Turkuaz Kebab all’angolo e, di fronte, la scaletta accogliente dell’Hotel Mac Mahon. Penso a questa strada e mi viene in mente il sorriso di mia mamma. 

2.
Il luogo del coeur
Al parco di Trenno andavo sempre a giocare fin da bambina, con un mio caro amico, a passeggiare, a guardare le partite di calcio improvvisate tra egiziani e marocchini, le grigliate dei sudamericani e i rinfreschi e le bevute degli zingari. Mi ricordo le noccioline caramellate di un baracchino e il chiosco del gelato, con il gelataio che aveva una voce bassissima! E poi era bello vedere in lontananza il Bosco in città.

3.
Il pezzo da novanta
Per me è la scultura di piazza Santa Maria del Carmine, Il grande toscano di Igor Mitoraj, un mezzo busto maschile (eheheh, ndr). Mi piace la posizione in cui è collocata, e quando passo lì davanti con il tram, con la linea 14, non posso fare a meno di guardarla. Mi piace perché la città non sembra Milano con quella scultura, che ricorda qualcosa di antico, di greco… Sembra quasi di essere in un quadro di De Chirico. In più è un bellissimo corpo maschile, un corpo con dentro un corpo: ha un volto posizionato sul cuore e un corpo di donna che invece esce dalle costole. C’è sempre vicina una bancarella che vende vecchie cartoline e carte geografiche. Peccato per il negozio Marc Jacobs, assolutamente squallido metterlo di lì di fianco!

4.
Il luogo più sbalorditivo
Il luogo più sbalorditivo di Milano per me è il mercatino dell’usato sui Navigli, perché si respira un’atmosfera diversa, quasi parigina: gli odori dei ristoranti, la puzza del naviglio, l’odore dei colori utilizzati dai pittori delle piccole gallerie che si attraversano. E poi l’odore delle cose usate, di cantina. Mi stupisce perché è un luogo che, nonostante l’affollamento, ti permette di stare solo con te stesso, di guardare gli oggetti, la gente che tratta sul prezzo, come se fosse lo spettacolo, lo svolgimento di qualcosa, e tu lo spettatore.

5.
L’itinerario che suggerisci
Via Castellino da Castello, perché lì c’è la mia vecchia scuola elementare, la Rinnovata Pizzigoni. È un’emozione vedere dalla strada il campetto dove giocavo da bambina, gli orti, gli animali, e il  busto della grande Giuseppina Pizzigoni, guardando attraverso la porta vetrata dell’atrio. Qui si possono sentire l’odore della cacca degli asini (sembra di stare in campagna!), e il rumore della ferrovia della vicina stazione Bovisa. Ho scelto questo ‘itinerario’ perché mi ricorda quando ero bambina, e mia mamma mi portava a scuola, e scambiavo le biglie con i miei compagni (oddio, sembra che sia nata nel 1940!). E poi mi viene in mente la mia maestra, Raffaella, che voleva che gli alunni della sua classe indossassero il grembiule rosso, colore non scelto a caso. Penso a lei e mi vien sempre da commuovermi! Questa strada mi riporta insomma a sensazioni di spensieratezza, a quell’essere bambini nel vero modo di essere bambini, in un posto caldo e con le maestre buone, che ti insegnano a essere te stessa, come dovrebbe essere per tutti i bambini.

***

Insomma, ora avete avuto anche voi un assaggio di chi sia la mia amica. Gli zingari, l’odore delle cose buone, la bellezza, gli affetti. Gli affetti perché, come mi ha detto in uno dei bei pomeriggi (ehh sì, più d’uno, siam splendidamente lente!) in cui ci siamo dedicate a questo giuocone: “Bisogna avere un albero da abbracciare, che sai che ha le radici e non si sposta”…
Le risposte a queste cinque domande raccontano la mia amica in ogni sfaccettura, e sono felice che tutto ciò sia emerso parlando di Milano, città che so che non ama, ma nella quale ha trovato questi spazi di verità. Una città che le è amara, ma che ha anche qualcosa di dolce, e lei lo ha saputo trovare. Per questo penso che il nome della mia amica, ex bambina dal grembiulino rosso, sia quello giusto, l’unico che lei potrebbe portare: perché è solo vivendo con intensità, con vivida consapevolezza delle amarezze ma con la capacità, brillante e non da tutti, di potervi scovare qualcosa di buono, di dolce… che si può costruire dentro di sé l’aspirazione solida (ed è questo il traguardo vero) a una vita buona. A una vita serena…

Cara, grazie infinite per le chiacchiere, le dolcezze avvolte nella carta stagnola, e, ora, per tutte queste emozioni!

Dopo il mio babbo artista e l’Amica Mia, cari amici wannabe partecipanti al giuocone, essì, tocca proprio a voi! Aspettiamo dunque  le vostre risposte per scoprire nuove, segrete storie d’amore tra la città di Milano e i suoi abitanti!

domenica 1 marzo 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi/Partecipante n° 1: Egidio

La prima persona che siamo andati a scoglionare per debuttare con il nostro anticipato giuoco Voi, Milano e ciascuno di voi, è un personaggio già illustre del bloggo, qui citato come coniatore del fondamentale neologismo gommino del tergi. Trattasi di pensionato che non sminchia gli operai stazionando davanti ai cantieri (eppoi comunque è un pensionato ggiovane e ggiovanile), perché i cantieri li apre lui, direttamente: in cucina, ove è un cuoco talentuoso e creativo; ovunque si applichi, tra fogli e foglietti, in multiformi espressioni artistiche aventi a che fare con la parola, e pure la musica (alcune delle sue composiscion sono raccolte nel bloggo, di cui è autore, Prima le parole); e sul cavalletto, ove dà vita a quadri e opere d’arte su tela, legno, carta. Ha pure la scienza e la manualità d’un sarto signori, ma che volere di più?

Va poi sottolineato, fondamentale, il fatto che sia sì un creativo ma con molto metodo, cosa che gli conferisce una solida costanza nel dedicarsi alle sue molteplici attività. E a proposito di metodo: quando dovete stipare un armadio con ingenti quantità di roba, grazie alle sue arti magiche e pure un po' chirurgiche, lui saprà addirittura incredibilmente far avanzare dello spazio.
È poi individuo molto scherzoso, giocoso e buono. Anche assai paziente, l’importante è non farlo troppo incazzare, che sennò so cazz ehehehe. Ad ogni modo davvero non c’è una cosa e dico una in cui non sia disposto ad aiutarti. A consigliarti e appoggiarti con entusiamo.
Grande lettore, estimatore di ottima musica e amante delle cartine geografiche, che provocano in lui imperscrutabili eccitazioni, è il caposquadra esploratore delle gite di Natale e Pasqua; se potesse poi percorrerebbe sempre una strada diversa, preferibilmente se in salita – d’altra parte lui è, se non un montagnolo, quantomeno un collinare.

Generoso di natura, durante la sua carriera lavorativa è stato in prima linea nella lotta, nella conquista e nella difesa dei diritti dei lavoratori, suoi colleghi, donne e uomini che si trovavano ad attraversare situazioni di vita molto delicate. Il che lo rende già un signore molto, molto speciale ai miei occhi. Sono in molti infatti a volergli ben. E poi è con lui che ho partecipato alle mie prime manifestazioni.
Eppoi, oltre a essere, come già scritto, personaggio illustre del bloggo, è soprattutto un personaggio illustre del mio cuore, in quanto che è il mio papà.
(Babbo, grazie per aver dedicato questo tempo alla tua figlia cretina, ti voglio bene!)

Quindi, prima di incominciare, un applauso fragoroso per essersi prestato, e per di più per primo, affrontando l'ignoto con il coraggio (ma anche la gloria!) che è propria dei pionieri!

E incominciamo, adunque, andando testé a scoprire cosa Mr Egidio abbia risposto alle cinque domandine, a iniziare dalla prima, che andiamo a disvelare attraverso quest’autocompilato cartoncino all’uopo predisposto:

1.
Il luogo preferito

Notasi grafia da grafico

La piazza Mercanti è senz’altro uno dei luoghi che apprezzo di più, e tra i più significativi di Milano. Circondata dai suoi portici suggestivi è un centro laico ideale della città, dove un tempo si svolgevano gli affari e l’amministrazione della giustizia. Un centro-città distinto da quello del culto di piazza del Duomo. Purtroppo credo sia trascurata e non valorizzata come a mio avviso meriterebbe. Sarebbe un ottimo salotto per la città se vi fosse un intervento di arredo urbano mirato in tal senso; con sedute introdotte nel rispetto del luogo, potrebbe diventare un luogo ancora più piacevole.

2.
Il luogo del coeur
Il luogo del cuore è la piazza Wagner dove avevo appuntamento con la mia ragazza di sempre. Piazza Wagner e tutti i luoghi intorno a via Marghera e corso Vercelli e poi la pizzeria, in una vietta vicino a piazzale Tripoli, dove finivamo spessissimo per nutrire il corpo.

3.
Il pezzo da novanta
Non so se proprio me la porterei davanti casa, ma la chiesetta di San Satiro vista dalla via Giardino ha un fascino particolarissimo. Con i suoi mattoni rossi sembra una pietra preziosa incastonata tra le viuzze strette del centro e i palazzi della vecchia Milano.

4.
Il luogo più sbalorditivo
La Certosa di Garegnano è senza dubbio un posto insolitamente fascinoso per la facciata, i cortiletti antistanti l’ingresso della chiesa, la candida pietra che di giorno riluce sotto il sole (quando c’è) e di sera, suggestiva, alla luce dei lampioni. Da vedere anche al tramonto in un giorno d’estate.

5.
L’itinerario che suggerisci
La passeggiata che suggerisco è la Milano insolita dei Navigli (quelli che sono rimasti), Darsena/Naviglio Grande/Naviglio Pavese, passando sui ponticelli da parte a parte tra le vecchie case, i cortili curati, i bar e le botteghe d’arte. È d’obbligo una foto al lavatoio del vicoletto dei lavandai.

***

Ebbravo babbo, grazie per il tuo contributo! Come vedete il nostro Egidio ci ha nel quore una Milano classica ma non scontata: Santa Maria presso San Satiro – di cui vi ricordo si è già parlato qui – e la centrale piazza Mercanti, la cui visione condivido in pienone. Figurano poi i Navigli, con lo scorcio tanto amato del vicolo dei Lavandai, cartolina meneghina senz’altro suggestiva, anche se credo che il mi babbo conservi un’immagine mentale del suddetto luogo diversa dalla mia, poiché esso mi sovviene oggidì turpemente sfigurato dalla dilagante presenza di tavolini, sciocche sediole e relativi, issati annoiati gommini del tergi (per l'appunto). Però è clamorosamente giusto ricordarsi e recuperare questo brano di milanesità perduta, anche se passata, anche se non è più, poiché quantomeno ci rammenta com’era, e com’era vera, allora, Milano.
Poi un gioiello, ma gioiello di quelli veri: la superba Certosa di Garegnano, che finisce in effetti per sorprendere, così nobile, in un lembo di periferia a ridosso delle autostrade.
In ultimo, bella bella bella la citazione di piazza Wagner, con la sua chiesa rossa e il suo milanesissimo (e antico) mercato coperto, non solo per l’originalità rispetto a tanti posti più centrali, noti e battuti di Milano, ma anche perché ‘luogo del cuore’ veramente, meta dopo una giornata di lavoro dove incontrare, finalmente, la propria metà...

Bene, aspettiamo ora fiduciosi altri volontari attirati non da premi né cotillon (‘un se vince nulla!) ma animati dalla voglia di dire la propria sulle bellezze ora palmari ora segrete, ora condivise ora personali, di questa città. 

Per chiunque non c’avesse un cazzo da fare volesse partecipare, qui è possibile scaricare la sagomina duomesca ove vergare di proprio pugno il nome del luogo mediolano più adorato. Who will be the next? 

domenica 15 febbraio 2015

Voi, Milano e ciascuno di voi

Voi! Voi cari amici del bloggo, voi, proprio voi, invisibili e silenti ma stoici, quest’oggi inaugureremo un simpatico giuochetto vi permetterà di interagire con il vostro bloggo preferito (?). Milanesi e non, sarete chiamati a rispondere a cinque domandine facili facili sulla città di Milano. Non è un quiz, non è un test, state sereni!, nulla di inteso a saggiare la vostra conoscenza sulla – chessò – storia di Milano – anche perché di certo non sarei io a poter verificare l’attendibilità delle risposte, mica son cose che conosco. Affatto, di cose ben più elevate si parla. Nello scopo del bloggo, che comunque non temete, miei già allarmatissimi aficionados, continuerà a licenziare i pipponi sui miei luoghi favoriti di Milano, s’andrà infatti ad approfondire, attraverso le cinque sunnominate domande, i due temi, indissolubilmente tra loro avvinti, della città medesima e del vostro afflato per essa. Cosa vi piace di Milano? Questa è l’occasione di renderne edotto l’universo mondo! (cioè i tre che leggono questo bloggo – e uno di quei tre son io, che cosa triste!)
Lo so lo so, una cosa simile già la fece il corriere della sera, ma che ce frega a noi di quei stronzi, eppoi mica ci abbiamo tutto ’sto bisogno di essere originali, anzi, è pure bello e utile copiare ogni tanto. Copiando all’esame di maturità presi cento, per cui.

E quindi… pronti? Avete indossato le cuffie? ¡Vamos a preguntar! – nei compitini di spagnolo il prof Rafael non potrebbe più scrivermi Casi perfecto dopo queste stronzate.

Dimanda n°1 : Il luogo preferito
[scontatissima come neanche un saldo al terzo ribasso]
Qual è il tuo luogo preferito in Milano? Il luogo in cui Milano, addirittura Milano, diventa vera? Cioè: qual è il luogo dove Milano è nei tuoi occhi bellissima, il luogo di questa città che ami di più?

Dimanda n° 2: Il luogo del coeur
Qual è il posto di Milano cui sei legato da un ricordo particolarmente caro, un attimo o un periodo della tua vita che hai vissuto in quel luogo e che ancora fa fioccare nel tuo quoricino sensazioni di nostalgica dolcezza?

Dimanda n°3: Il pezzo da novanta
Qual è l’opera d’arte, il monumento, la scultura o l’edificio di Milano che più preferisci? Quello che ti porteresti volentieri a casa, o davanti casa?

Dimanda n°4: Il luogo più sbalorditivo
Qual è il luogo di Milano che più ti ha sorpreso, quello dove hai pensato: Apperò! Che robba cappero, mica me lo aspettavo! Insomma, il luogo dalla cui bellezza sei rimasto più sbalordito ed estasiato?

E infine,
Dimanda n°5: L’itinerario che ti garba deppiù
Suggerisci una passeggiata, una via da percorrere a piedi, in tram o in auto; su quale tragitto ti piace incamminarti, quale percorso da fare in questa città consiglieresti? Per quale motivo, cosa si incontra sul cammino di così spescial per te?

Prima di procedere cor giochino, una precisazione per voi tutti: i luoghi citati dovranno avere senso per voi, mica per altri. Se vi piace non il Duomo, ma il semaforo che sta all’incrocio tra via Uruguay e via Quarenghi, ben venga, raccontateci il perché e aiutateci a guardare quel semaforo d’ora in avanti con occhi diversi. Per volere tutti ancora un po’ più bene a questa città.


Bon,
chi vuol essere milionario il primo?